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La
Reflessologia Plantare: un po' di storia...
La
Reflessologia Plantare è una tecnica antica che ha origine
dalla stimolazione di punti individuati sulla pianta del piede, a cui
corrispondono organi e apparati del corpo umano. fondare
La
reflessologia può essere definita una tecnica, un metodo,
un’arte.
È
una “tecnica” naturale, non invasiva, basata sulla
digitopressione,attraverso il tipico movimento a “bruco” del
pollice, di specifici punti, detti reflessogeni, situati sul piede;
si fonda sul presupposto che questi punti, accomunati in zone,
abbiano dirette correlazioni in tutte le parti del corpo; lo stimolo
è finalizzato al recupero e al mantenimento dell’equilibrio
energetico all’interno dell’organismo.
Il
“metodo” viene appreso nel percorso formativo triennale,
sostenuto e supportato da una didattica validata nel corso degli
anni, nonché dal continuo confronto con la realtà quotidiana;
consente e rafforza la naturale e visibile differenza con la medicina
e con l’estetica, avendo ambiti diversi di studio e di
applicazione.
E’
“un’arte” che porta la persona a conoscere
approfonditamente il proprio corpo, il proprio potenziale energetico,
le proprie capacità di autogestione nelle situazioni in cui si
presenta squilibrio delle energie intrinseche e connaturate di cui
ogni organismo è dotato.
La
reflessologia si configura come disciplina bionaturale e rientra, a
buon diritto, nelle discipline complementari e integrative per il
raggiungimento e il mantenimento dell’equilibrio organico. La
reflessologia, non dannosa e priva di controindicazioni, aiuta la
persona sia preventivamente che durante altri trattamenti e, pur
avendo anch’essa dei limiti come tutte le altre discipline, può
dare ottimi risultati se applicata correttamente da professionisti
qualificati.
Il
fine primario della Reflessologia è quello di far scattare i
meccanismi che portano all’omeostasi, cioè a uno stato di
equilibrio e di armonia all’interno dell’organismo. Il
reflessologo è colui che insegna al nostro corpo a mettere in atto
questi meccanismi attraverso la stimolazione dei punti riflessi
situati sul piede, cui corrispondono i vari organi ed apparati del
corpo umano.
La
reflessologia considera quindi la persona nella sua completezza di
mente, corpo, emozioni e spirito, e quindi mira ad agire sulla causa
della disfunzione e del disequilibrio, piuttosto che limitarsi a
sopprimerne i segni e i segnali corporei e mentali. All’interno di
questo percorso diventa altresì importante la relazione
interpersonale fra il reflessologo e la persona trattata, come valore
aggiunto di un trattamento finalizzato al benessere.
La
reflessologia non è una tecnica originaria dell’Oriente, come si è
sempre creduto, ma ci sono prove che abbia radici sia in Oriente che
in Occidente, sia in Africa che in America; ci sono segni e prove
palesi che molti popoli antichi fossero a conoscenza della
possibilità di agire sui nostri organi interni attraverso i piedi.
Nel
2800 a.C. nasce l’imperatore cinese Yiu che “si dice sia stato
concepito dalla madre mentre camminava a piedi scalzi sulle orme di
un gigante”. Nella tradizione taoista troviamo una tavola,
denominata Zu Toi To, che raffigura un feto sulla pianta del piede, e
che evidenzia pertanto la stretta correlazione fra il piede e gli
organi e apparati del corpo umano.
Nel
480 a. C. Confucio approfondisce il massaggio del piede a livello
filosofico.
In
Egitto, a Saqquarah, all’interno della tomba di Akhmahor, detta la
tomba del medico, che risale all’inizio della VI Dinastia (circa
2330 a.C.), è stata trovata una pittura murale raffigurante il
“medico” (si suppone) mentre stimola i piedi e le mani di un
paziente. I geroglifici tradotti da esperti egittologi riportano
questa frase “…guariscimi, ma non farmi male..”.
In
America la reflessologia era conosciuta e praticata presso diverse
tribù indigene.
Per
secoli le tribù Cherokee del North Carolina hanno riconosciuto
l’importanza del ruolo che ha il piede nel mantenimento
dell’equilibrio fisico, mentale e spirituale e ancor oggi, il “Clan
dell’Orso” che vive alle pendici dei monti Allegheny, custodisce
e pratica le antiche tradizioni dei guaritori.
In
Italia, nel 1500 lo scultore Benvenuto Cellini, scrisse nella sua
autobiografia di essere stato trattato “per dolori diffusi nel
corpo, mediante robuste pressioni sulle dita delle mani e dei piedi”.
Nell’
Europa centrale, intorno al 1582, i medici Adamus e A’tatis
scrissero un libro sulla Terapia zonale descrivendo metodi molto
simili alla reflessologia.
In
Inghilterra, intorno al 1890, Sir Henry Head, Dottore e ricercatore,
condusse studi neurologici sui punti riflessi, e scoprì che alcune
zone della pelle sviluppavano una ipersensibilità alla pressione
quando un organo, collegato a tali zone da terminazioni nervose, non
funzionava in modo efficiente.
Nel
1912 questa tecnica viene riportata all’attenzione del mondo
occidentale da William M. Fitzgerald, otorinolaringoiatra, nato negli
Stati Uniti, che lavorò a Londra e a Vienna. Le sue osservazioni e
scoperte su certi effetti, soprattutto analgesici, ottenuti
esercitando delle pressioni in punti ben precisi delle mani e dei
piedi, diedero l’avvio a quella che è oggi la moderna
reflessologia.
Nel
1917 Fitzgerald pubblicò un libro molto interessante sulle sue
scoperte, intitolato: “Terapia zonale, come alleviare il dolore a
casa propria”. Non ebbe molto successo nel mondo medico, tranne che
per il Dott. J. Riley e per la sua assistente Eunice Ingham che
approfondirono il lavoro di Fitzgerald mettendo in rapporto i punti
sensibili dei piedi con l’anatomia dell’organismo, e tracciando
una prima mappa delle zone del piede posti in relazione con gli
organi del corpo umano. Da una prima fase sperimentale si passò ad
un assetto tecnico e sistematico e, con poche modifiche, tale mappa è
giunta fino a noi.
In
Europa la tecnica reflessologica si è consolidata intorno al 1960
grazie all’opera di alcune allieve della Ingham, come Hanne
Marquardt in Germania e Doreen Bayly in Gran Bretagna.
In
Italia la Reflessologia viene introdotta da Elipio Zamboni,
massofisioterapista e fisioterapista diplomato in Reflessologia nel
1974 presso la scuola di Hanne Marquardt. Zamboni nel 1987 fonda la
Federazione Italiana Reflessologia del Piede, che si propone di
promuovere lo studio, la diffusione, lo sviluppo e la ricerca della
reflessologia plantare. La sua opera ha contribuito a gettare le basi
della Scuola Triennale di Reflessologia Plantare con sedi in diverse
città italiane.
La
F.I.R.P. si è consolidata negli anni, ed è parte attiva della
I.A.S. (Interassociazione Arti per la Salute), del CoLAP
(Coordinamento Libere Associazioni Professionali) e del CNEL
(Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e, a livello
europeo, del R.I.E.N. (Associazione Europea dei Reflessologi).
"I
piedi sono un'opera di ingegneria" Michelangelo Buonarroti
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